EVENTS 2002

Zweisprachige Veröffentlichung der Lyrik Pil Crauers. Die Italienische Übersetzung besorgte Diego Malcangi.

Buchunschlag Front Buchumschlag Rückseite

Vorwort
Sehen muss man die Lyrik von Pil Crauer, wenn Adolf Laimböck vom Deutschen Nationaltheater als der ins Unermessliche wachsende Prophet mit Drohung und Blitz Hass herbeizwingen will, beide aber am machtlosen Jungen abprallen und den Propheten selber verbrennen. Das war meine erste Begegnung mit Crauers Lyrik bei der Eröffnung des Mannheimer Kultursommers.
Oder hören muss man sie, wenn Michael Schacht in der Kirche des Kapuzinerklosters Stans den Propheten gibt und am Schluss all seine Superbe verliert bei dem einen Satz, den Marcel Metten als naiver Jedermanns-Junge von sich gibt.
Ueberhaupt ist es eine Erfahrung, die man mit vielen Gedichten Crauers macht: sie lullen ein wie ein Rosenkranzgebet, wie die Incantation von Koranversen, wie das Uhrwerk eines gregorianischen Chorals, und wenn man versucht ist, zu den Wiederholungen den Oberkörper zu wiegen, kommt plötzlich das eine Wort, das im Kopf explodiert.
Oder dieser erratische Block des Pelagius-Rap, dieses Einmanndrama für einen Macho zwischen Aggressivität, LederundKettenfassade und immer mehr überhandnehmenden Selbstzweifeln. Da sollte sich nur ein begnadeter Schauspieler dranmachen. Dem möchte ich zuschauen.
Nur lesen, ohne sie zu sehen oder wenigstens zu hören, sollte man die Gedichte Crauers nicht, weder in Original, noch in der kongenialen Uebersetzung des jungen Diego Malcangi. Ausser die die Logik mit Logik meuchelnde „Maus im Haus” oder das wunderbare „Requiem”.
 
Henriette Placides von Brentano Montevideo am 1. März 2001


Prefazione

Bisogna vederle, le liriche di Pil Crauer, quando Adolf Laimböck, del Teatro Nazionale Tedesco, nei panni del Profeta che cresce smisuratamente cerca di infondere I'odio, con il fulmine e la minaccia che però rimbalzeranno sull'impotente ragazzino e bruceranno lo stesso Profeta.
Fu quello il mio primo incontro con le liriche di Crauer, in apertura dell'Estate Culturale di Mannheim.
Oppure bisogna ascoltarle, quando Michael Schacht, nella chiesa del convento dei cappuccini di Stans e il Profeta, che perderà alla fine tutta la sua superbia, in quel momento unico che Marcel Metten dà di se nei panni dell'ingenuo ragazzinoqualunque.
 
Ma è un'esperienza che si vive con molte delle liriche di Crauer: cullano, come un rosario, come l'incanto dei versi del Corano, come il lavorio antico di una corale gregoriana, e, proprio quando si comincia a lasciarsi andare, a rilasciarsi alle oscillazioni del tronco, arriva improvvisamente quella parola che esplode in testa.
 
O quel blocco erratico che è il "Pelagius Rap", questo dramma dell'uomo solo per un "macho" tra aggressività, una facciata tutta cuoio e catene ed un continuo, e sempre più incontrollabile, mettersi in dubbio. Opera che solo un attore ispirato dovrebbe affrontare. Quello, vorrei vederlo.
Leggere le poesie di Crauer, senza vederle o almeno ascoltarle, Non si dovrebbe: nè nell'originale, nè nella congeniale traduzione del giovane Diego Malcangi.
Ad eccezione di "Maus im Haus", con le sue logiche che si assassinano, o la magnifica "Requiem".

Henriette Placides von Brentano Montevideo, 1 Marzo 2001